PERCHÈ, PRIMA O POI, UNA CURA LA TROVANO... MA NEL FRATTEMPO DIAMOCI UNA MANO PER NON PERDERCI NELLA NOTTE

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venerdì 6 aprile 2018

STARGARDT: COME FUNZIONA?

Uno dei primi post che ho pubblicato, era il 22 gennaio 2011. Torno a metterlo in evidenza, perchè lo reputo sempre estremamente utile.

LA RETINA
MECCANISMO DELLA VISIONE

LA RETINA È, COME BEN NOTO, IL NOSTRO SENSORE VISIVO. E’ UN TESSUTO ABBASTANZA COMPLESSO E DELICATO, CHE HA LA FUNZIONE DI CATTURARE LE IMMAGINI CHE ARRIVANO ATTRAVERSO L’IRIDE E TRASFORMARLE IN SEGNALI ELETTRICI CHE, INVIATI AL CERVELLO, VENGONO INTERPRETATI ED ELABORATI DANDO LUOGO AL PROCESSO DI VISIONE. I VARI SENSORI LCD E CMOS DELLE FOTOCAMERE E VIDEOCAMERE DIGITALI FUNZIONANO COPIANDO LA RETINA: UNICA DIFFERENZA È CHE I FOTORECETTORI DIGITALI SONO IN SILICIO E NON FIBRE NERVOSE. PER IL RESTO SONO IDENTICI I DUE SISTEMI.
LA RETINA È COSITUITA DA VARI STRADI DI CELLULE SPECIALIZZATE E DIFFERENTI.
GUARDANDOLA DALL’IRIDE RITROVIAMO:
·        CELLULE GANGLIARI: SONO IL PONTE TRA I RAMI DEL NERVO OTTICO E IL SISTEMA DEI FOTORECETTORI. IL SEGNALE ELETTRICO CHE SI GENERA QUANDO LA LUCE COLPISCE I FOTORECETTORI ARRIVA AL NERVO OTTICO GRAZIE A QUESTE CELLULE.
·        CELLULE AMACRINE;
·        CELLULE BIPOLARI;
·        CELLULE ORIZZONTALI;
·        FOTORECETTORI;
·        CELLULE DELL’EPITELIO PIGMENTATO RETINICO (EPR).

LE CELLULE DI CUI CI INTERESSEREMO, IN TERMINI DI STARGARDT, SONO LE CELLULE DELL’EPR E I FOTORECETTORI. QUESTI ULTIMI, VARIAMENTE DISTRIBUITI IN TUTTA LA RETINA, SONO DI DUE TIPI:
·        BASTONCELLI: SONO ABBONDANTI ALLA PERIFERIA DELLA RETINA. MOLTO SENSIBILI ALLA LUCE, SONO RESPONSABILI DELLA VISIONE NOTTURNA. RISPONDONO ALLO STIMOLO ANCHE DI UN SOLO FOTONE MA POSSONO ANDARE INCONTRO A SATURAZIONE, QUANDO ESPOSTI A INTENSA LUCE, DANDO LUOGO AL FENOMENO DI ABBAGLIAMENTO. NON CONSENTONO DI DISTINGUERE I COLORI.
·        CONI: RESPONSABILI DELLA VISIONE DIURNA, IN QUANTO MENO SENSIBILI ALLA LUCE. SONO LORO CHE CONSENTONO LA VISIONE DETTAGLIATA E DI DISTINGUERE I COLORI.
-QUI SOPRA IN VERDE VEDIAMO I CONI, IN BIANCO I BASTONCELLI-

SONO CELLULE DI ORIGINE NERVOSA E POSSIEDONO UNA STRUTTURA MOLTO SIMILE TRA DI LORO. SONO COSTITUITE DA UN SEGMENTO ESTERNO, UN SEGMENTO INTERNO (ZONA DOVE SI TROVA IL NUCLEO) E L’ESTREMO DETTO BOTTONE SINAPTICO, PUNTO MEDIANTE CUI SI COLLEGANO ALLE CELLULE BIPOLARI.
DIFFERISCONO PER QUELLA CHE È LA FORMA DEL LORO SEGMENTO ESTERNO (QUELLO RIVOLTO VERSO L’IRIDE E NON VERSO IL CERVELLO): È CONICO NEI CONI, CILINDRICO NEI BASTONCELLI.



 
IL SEGMENTO ESTERNO È QUELLO CHE CI INTERESSA: È COSTITUITO, COME SI VEDE NELLA FIGURA SOPRA, DA UNA SERIE DISCHI IMPACCHETTATI UNO SOPRA L’ALTRO.
NEI BASTONCELLI I DISCHI SONO DISTINTI E SEPARATI, MENTRE NEI CONI SI TRATTA DI DISCHI FORMATI DA RIPIEGAMENTI DELLA MEMBRANA CELLULARE DEL CONO STESSO. ABBIAMO A CHE FARE CON CELLULE DI ORIGINE NERVOSA, PERCIÒ SONO CELLULE PERENNI, CHE NON VENGONO RIMPIAZZATE SE DANNEGGIATE. PER QUESTO MOTIVO ESISTE UNA RIGENERAZIONE CONTINUA DELLE MEMBRANE DEI DISCHI.
VEDIAMO COSA ACCADE NEI CONI, AD ESEMPIO: LA MEMBRANA VIENE CONTINUAMENTE FORMATA EX-NOVO ALLA BASE DEL CONO E, VIA VIA, VIENE SPINTA VERSO LA PUNTA; IN CIMA, CONTEMPORANEAMENTE, CI SONO DEI MACROFAGI , PRODOTTI DALL'EPR, CHE RIMUOVONO E DIGERISCONO LA MEMBRANA INVECCHIATA.
GRAZIE A QUESTO CONTINUO PROCESSO, OGNI 10 GIORNI LA MEMBRANA DEL SEGMENTO ESTERNO DEI CONI VIENE COMPLETAMENTE RINNOVATA. ORA, GIÀ QUI SI CAPISCE PERCHÉ DICEVO CHE GLI OMEGA 3 SONO DI IMPORTANZA VITALE PER LA SALUTE DEI FOTORECETTORI.
IN UN POST PRECEDENTE, INFATTI, RIFERIVO CHE IL 50% CIRCA DEI FOSFOLIPIDI CHE FORMANO LA MEMBRANA CELLULARE DEI FOTORECETTORI È RAPPRESENTATO DAL DHA, UNO DEI PIÙ IMPORTANTI OMEGA-3. DATO CHE OGNI 10 GIORNI LA MEMBRANA VIENE RINNOVATA COMPLETAMENTE, VORRÀ DIRE CHE AVRÒ SEMPRE BISOGNO DI DHA PER LA SUA OTTIMALE PRODUZIONE.

COME FUNZIONA LA VISIONE?

LA SUPERFICIE DEI DISCHI È FITTAMENTE RICOPERTA DAL PIGMENTO FOTOSENSIBILE, RAPPRESENTATO DALLE DIVERSE FORME DI OPSINE.
SI TRATTA DI PROTEINE LOCALIZZATE SULLE MEMBRANE DEI DISCHI: NEI BASTONCELLI HANNO IL NOME DI RODOPSINA, NEI CONI CONOPSINA.
DIFFERISCONO SOSTANZIALMENTE PER LA SENSIBILITÀ ALLA LUCE:
·  LA RODOPSINA È MOLTO SENSIBILE ALLA LUCE; I BASTONCELLI INFATTI PERMETTONO LA VISIONE NOTTURNA. NON DISTINGUE PERÒ IL COLORE DELLA RADIAZIONE LUMINOSA: ECCO PERCHÉ AL BUIO I COLORI SI VEDONO MALE O PER NULLA.
·        LA CONOPSINA È MENO SENSIBILE ALLA LUCE E ENTRA IN FUNZIONE NELLA VISIONE DIURNA. NE ESISTONO DI TRE DIVERSI TIPI: UNA SENSIBILE AL ROSSO, UNA AL BLU E UNA AL VERDE. ECCO PERCHÉ DI GIORNO RIUSCIAMO A DISTINGUERE I COLORI.
QUI SOTTO SI VEDONO LE LUNGHEZZE D’ONDA A CUI RISPONDONO LE DIVERSE OPSINE.

LA CARATTERISTICA CHE LE ACCOMUNA TUTTE È IL FATTO CHE CONTENGONO UNA MOLECOLA DI 11-cis-RETINALE.
 
MA QUANDO UN FOTONE ENTRA NELL’OCCHIO E COLPISCE LA RODOPSINA, AD ESEMPIO, COSA SUCCEDE?
1. LA MOLECOLA DI 11-cis-RETINALE SUBISCE ISOMERIZZAZIONE,  DIVENTANDO all-trans-RETINALE

2.   QUESTO SI STACCA DALLA RODOPSINA, CHE SI TRASFORMA COSÌ IN METARODOPSINA II.
3.   A SUA VOLTA, LA METARODOSPINA II ATTIVA LA TRASDUCINA, ALTRA PROTEINA PRESENTE NEI FOTORECETTORI, CHE GENERA UNA SERIE DI EVENTI CULMINANANTI CON LA PRODUZIONE DI UN SEGNALE ELETTRICO INVIATO AL NERVO OTTICO.
IMPORTANTE NOTARE CHE OGNI MOLECOLA DI METARODOPSINA II ATTIVA CIRCA 500 MOLECOLE DI TRASDUCINA, AMPLIFICANDO COSÌ IL SEGNALE. ECCO PERCHÉ RIUSCIAMO A PERCEPIRE ANCHE UN SINGOLO FOTONE AL BUIO (IN CONDIZIONI NORMALI, OVVIAMENTE).
L’all-trans-RETINALE, PERÒ, CHE FINE FA?
DIFFONDE ATTRAVERSO LA MEMBRANA DEI DISCHI E, ALL’INTERNO DI QUESTI, VA IN CONTRO A UNA SERIE DI TRASFORMAZIONI CHE LO RICONVERTONO IN 11-cis-RETINALE.
ALL’INTERNO DEL FOTORECETTORE, INFATTI, LA MAGGIOR PARTE DELL’all-trans-RETINALE VIENE RIDOTTO DA UNA DEIDROGENASI IN all-trans-RETINOLO; QUESTO VIENE POI TRASPORTATO NELL’EPR, DOVE VIENE OSSIDATO AD all-trans-RETINALE E ISOMERIZZATO A 11-cis-RETINALE, CHE VIENE TRASFERITO AL SEGMENTO ESTERNO DEL FOTORECCETOREE. QUI SI LEGA ALLA METARODOPSINA II, RIFORMANDO LA RODOPSINA: IL PIGMENTO VIENE COSÌ RIGENERATO.
TUTTO, POI, RICOMINCIA QUANDO ARRIVA UN ALTRO FOTONE.
BENE, MA TUTTA STA PAPPARDELLA COSA CENTRA CON NOI PAZIENTI STARGARDT?!
CENTRA, ECCOME.
E’ STATO VISTO CHE NELLA RETINA DEI PAZIENTI AFFETTI DALLA STARGARDT SI RISCONTRA LA PRESENZA DI DEPOSITI DI LIPOFUSCINA. SI TRATTA DI UNA SOSTANZA LIPOFILA, FLUORESCENTE, COSTITUITA DA:
·        all-trans RETINALE;
·        N-RET-PE (N-Retinylidene-Phosphatidyl-Ethanolamine). SI FORMA PER REAZIONE TRA L’ALL-TRANS-RETINALE  E LA FOSFATIDIL EETANOLAMMINA, UNA SOSTANZA PRESENTE NELLO SPAZIO TRA I VARI DISCHI.
·        A2PE: SI FORMA PER REAZIONE DI all-trans-RETINALE CON N-RET-PE.
·        ALTRI RETINOIDI.
COME MAI TUTTE QUESTE SOSTANZE SI ACCUMULANO SULLA RETINA E, IN PARTICOLARE, NELLA REGIONE MACULARE?
L’IPOTESI FORMULATA È QUI SOTTO.

MODELLO MOLECOLARE DELLA STARGARDT: 
ATTUALE IPOTESI

QUANDO UN FOTONE COLPISCE LA RODOPSINA VIENE RILASCIATO L’ all-trans-RETINALE, CHE DIFFONDE ALL’INTERNO DEL FOTORECETTORE. UN PARTE, PERÒ, RIMANE FUORI NELLO SPAZIO TRA I VARI DISCHI. QUI REAGISCE ABBASTANZA VELOCEMENTE CON LA FOSFATIDILETANOLAMINA, FROMANDO  IL N-RET-PE. QUESTO, PERÒ, NON RIESCE A DIFFONDERE SPONTANEAMENTE ATTRAVERSO LA MEMBRANA CELLULARE DEL FOTORECETTORE. ECCO ALLORA CHE ENTRA IN GIOCO UNA PROTEINA PRESENTE NELLA MEMBRANA DEI DISCHI DEL SEGMENTO ESTERNO: ABCA4.
TOH, CHI SI VEDE!
LE PROTEINE DELLA FAMIGLIA ABC FUNZIONANO TUTTE DA  TRASPORTATORI: LA ABCA4, IN PARTICOLARE, HA LA FUNZIONE DI TRASPORTARE N-RET-PE  ALL’INTERNO DEL FOTORECETTORE. UNA VOLTA CHE ENTRATO, N-RET-PE RILASCIA L’all-trans-RETINALE CHE, A QUESTO PUNTO, ENTRA NEL CICLO VISTO PRIMA PER POTER ESSERE RIGENERATO IN 11-CIS-RETINALE.
SI È ALLORA PENSATO CHE NEI PAZIENTI CON IL GENE ABCA4 MUTATO QUESTO TRASPORTO NON RIESCA AD AVVENIRE. A PROVA DI TALE IPOTESI STA IL FATTO CHE, COME NEI PAZIENTI AFFETTI DA STARGARDT, ANCHE NEI TOPI PORTATORI DI MUTAZIONI DEL GENE ABCA4 SI OSSERVA LA FORMAZIONE DEI DEPOSITI DI LIPOFUSCINA.
DA NOTARE CHE, IN LETTERATURA, SONO STATE RIPORTATE CIRCA 500 DIVERSE MUTAZIONI DI QUESTO GENE, RISCONTRATE NON SOLO NEI PAZIENTI AFFETTI DA STARGARDT, MA ANCHE IN QUELLI CON RETINITE PIGMENTOSA, DEGENERAZIONE DI CONI E BASTONCELLI, FUNDUS FLAVIMACULATO (CONSIDERATO UNA VARIANTE DELA STARGARDT A LENTO DECORSO E TARDIVO ESORDIO), ETC.
MA QUALE SAREBBE IL MECCANISMO DI DEGENERAZIONE DEI FOTORECETTORI?
QUANDO all-trans-RETINALE E N-RET-PE SI ACCUMULANO FUORI DAI FOTORECETTORI SUCCEDE CHE REAGISCONO TRA LORO, PRODUCENDO A2PE. QUESTO, A SUA VOLTA SI ACCUMULA VIA VIA SULLE MEMBRANE CELLULARI DEI DISCHI.
IL GUAIO SUCCEDE QUANDO ARRIVANO I MACROFAGI E FAGOCITANO I PEZZI DI MEMBRANA CONTENENTE A2PE. I MACROFAGI CONTENGONO ENZIMI DIGESTIVI CHE PERÒ NON SONO FATTI PER DIGERIRE COMPLETAMENTE A2PE: LO TRASFORMANO IN UNA SOSTANZA PERICOLOSA, L’A2E. QUESTO, QUANDO VIENE COLPITO DALLA LUCE BLU E UV, PRODUCE EPOSSIDI, SOSTANZE FORTEMENTE OSSIDANTI CHE DANNEGGIANO L’EPR.
CON LA MORTE DELLE CELLULE DELL’EPITELIO PIGMENTATO LA RIGENERAZIONE DELL’11-cis-RETINALE NON AVVIENE PIÙ. DATO CHE LA FUNZIONALITÀ E LA VITA DEI FOTORECETTORI DIPENDE DALL’EPR, CONI E BASTONCELLI INIZIANO A FUNZIONARE MALE E MUOIONO, CAUSANDO PERDITA DI ACUTEZZA VISIVA E I DISTURBI TIPICI DELLE MALATTIE LEGATE A MUTAZIONI DEL GENE ABCA4.
QUESTO MODELLO, ANCHE SE AVVALORATO DA TUTTE LE EVIDENZE APPENA DETTE, HA ANCORA DEI PUNTI OSCURI: NON È ANCORA CHIARITO IL MECCANISMO MOLECOLARE CON CUI ABCA4 TRASPORTI N-RET-PE DENTRO AI FOTORECETTORI; VA INOLTRE STABILITO COME MAI QUESTA PROTEINA LAVORI TRASPORTANDO IL SUBSTRATO DA FUORI VERSO L’INTERNO DELLE CELLULE, DATO CHE IN GENERE LE PROTEINE DELLA FAMIGLIA ABCA LAVORANO IN DIREZIONE OPPOSTA, CIOÈ DA DENTRO A FUORI.
CI VORRANNO PERCIÒ ANCORA ALTRI STUDI, PER POTER COMPRENDERE COMPLETAMENTE IL MECCANISMO DELLA PATOGENESI IN QUESTE DEGENERAZIONI.
MA IL CAMMINO È INIZIATO, E QUESTO È CIÒ CHE PIÙ CONTA.

ALTRA COSA CHE CONTA MOLTO SONO LE  CONSIDERAZIONI CHE POSSIAMO FARE DOPO AVER COMPRESO IL MECCANISMO DELLA DEGENERAZIONI LEGATE ALLE MUTAZIONI DI ABCA4 (O ABCR, SONO DUE SINONIMI):
1.     LA MEMBRANA DEL SEGMENTO ESTERNO DEI FOTORECETTORI È IN CONTINUA RIGENERAZIONE. È PERCIÒ FONDAMENTALE UN ADEGUATO APPORTO DI OMEGA-3, TRAMITE L’ALIMENTAZIONE O PER MEZZO DELL’INTEGRAZIONE.
2.     LA LUCE BLU E UV CAUSA LA MORTE DELLE CELLULE DELL’EPR E DEI FOTORECETTORI. SARÀ QUINDI NECESSARIO PROTEGGERE LA VISTA MEDIANTE L’USO DI OCCHIALI PROTETTIVI CON FILTRI SPECIALI, PRGETTATI PER TAGLIARE QUESTE LUNGHEZZE D’ONDA.
3.     I RAGGI UV E LA LUCE BLU AGISCONO CAUSANDO LA PRODUZIONE DI EPOSSIDI CHE, COME DICEVO, SONO SOSTANZE FORTEMENTE OSSIDANTI. ECCO PERCHÉ, PER PROTEGGERE LE NOSTRE RETINE, LA NOSTRA DIETA DEVE ESSERE INTEGRATA CON SOSTANZE ANTIOSSIDANTI: VITAMINA E E C, LUTEINA E XANTINE.

IL MIO CASO

 

Il gene abca4 è formato da ben 50 esoni: questo per dare un’idea delle sue dimensioni (e non è uno dei più grandi).

Dall’esame genetico, i ragazzi della genetica del Careggi ,hanno trovato che il mio gene ha subito due mutazioni:

  • Inserzione di 4 basi (CAAA) all’altezza della 250° posizione lungo la sequenza del DNA, già presente e documentata in letteratura.

  • il codone relativo al 556° amminoacido ora dice che, sulla mia proteina ABCA4, deve esserci una Valina anziché una Metionina. Si tratta quindi di una Sostituzione.

Beh, cosa volete: è l’estro della natura. Chissà che, magari fra tre o quattro generazioni, queste mutazioni che ora appaino portatrici di guai non si sommino ad altre mutazioni, faccendo in modo che i miei tris nipoti potranno avere una vista all’infrarosso...

Chi lo può dire?

Quello che oggi mi fa soffrire magari domani renderà migliori i miei ignari nipoti.



Bibliogarfia:

Molday RS, Zhong M, Quazi F. "The role of the photoreceptor ABC transporter ABCA4 in lipid transport and Stargardt macular degeneration." Biochim Biophys Acta. 2009 Jul;1791(7):573-83. Epub 2009 Feb 20.

domenica 18 giugno 2017

INTEGRATORI e STARGARDT - p.1

L'argomento è caro a molti di noi... 
E, purtroppo, la comunità medica su queste tematiche segna un po' il passo (a voler essere eleganti). Allora ho deciso di fare il mio lavoro, prendendo in mano la cosa.
Quelli che seguono sono due post basati sulle mie conoscenze e su evidenze scientifiche che vi documenterò, riportando estratti di letteratura ufficiale.
Cercherò di raccontare quello che, secondo me, è importante sapere sul mondo degli integratori e della supplementazione, e mi sbilancerò facendo anche alcuni esempi di prodotti commerciali, che potrete reperire in tutte le farmacie e parafarmacie. 
Insomma, dopo avervi spiegato le cose nel modo (spero) più semplice e comprensibile, farò finta di essere a banco, in farmacia, e di rispondere alla domanda che comunemente mi viene posta: "che cosa mi consiglia per la Stargardt?".
 
Ma per iniziare le danze, eccovi la prima pagina di un interessante articolo, pubblicato dal dr.Sodi del Careggi di Firenze.
Buona lettura.
 
INTEGRATORI E STARGARDT  PARTE 
VITAMINA A
La metto in pole position così tagliamo subito la testa al toro. La Vit.A è un nutriente fondamentale per tantissime funzioni vitali. E' coinvolta nel ciclo della visione, perché da questa viene prodotto il Cis-Retinale, molecola alla base del processo di visione. Ma è fondamentale per tantissime reazioni del nostro organismo. Insomma, è una vitamina da cui non possiamo prescindere. Per chi ha la Stargardt, però, la quantità di Vitamina A che si assume va ponderata attentamente. Con l'alimentazione, generalmente ne assumiamo quantità sufficienti per soddisfare il nostro fabbisogno, per far funzionare bene i nostri occhi e per regolare tutte le altre funzioni biologiche per cui è necessaria. Tutto senza rischi per le nostre Retine. Questo perché non è una vitamina estremamente abbondante negli alimenti, fatta eccezione per il Fegato (specialmente di pollo).  I problemi possono esserci se iniziamo ad assumerne forti dosi, tramite gli integratori appunto. 
La Vitamina A è una molecola lipofila, cioè affine ai grassi, e per sua natura si accumula nel nostro organismo. Quindi capite bene come sia importante assumerla in quantità fisiologiche, senza eccedere e soprattutto, senza integrarla.
I rischi dell'eccesso di Vitamina A per le nostre Retine Stargardt è spiegato in QUESTO post, dove troverete anche gli articoli scientifici che spiegano e dimostrano questa evidenza. Le caratteristiche della Vitamina A, invece, le trovate invece QUI
TOCOFEROLO (VIT.E) E ACIDO ASCORBICO (VIT.C)   Sebbene si tratti di molecole molto differenti tra loro, e con ruoli fisiologici molto diversi, ho deciso di metterle insieme perché per le nostre Retine hanno lo stesso significato biologico. Delle loro proprietà quello che ci serve a noi è il fatto che sono potenti Antiossidanti. Fondamentali per prevenire i danni da stress ossidativo, combattere i radicali liberi e proteggere i nostri tessuti delicati. Hanno anche la grande funzione di proteggere dall'ossidazione le sostanze che ritroviamo negli stessi integratori. Sono dei preservanti utilizzati per impedire che, ad esempio, gli Omega 3 o altre sostanze delicate presenti nelle nostre pillole si degradino, per colpa della luce, dell'ossigeno e del calore.       Su questi vi risparmio la letteratura, perché è cosa consolidata la funzione di queste molecole. Una curiosità: sapete perché spesso le trovate abbinate nei nostri integratori? Il motivo sta nella loro diversa natura chimica. La Vit.C è idrofila, per cui si scioglie nelle matrici acquose del nostro organismo; la Vit.E invece è anfifila, che vuol dire affine sia alla matrice acquosa che lipofila (grassa). Questa sua caratteristica la rende una Vitamina che si distribuisce ovunque e, soprattutto, all'interfaccia tra diversi compartimenti biologici. Insieme, C ed E, garantiscono protezione dall'ossidazione nella maggior parte dei distretti del nostro organismo. Agiscono quindi come uno squadrone sinergico che fa incetta di radicali e sostanze reattIve dell'ossigeno. Per questo sono definiti anche "scavenger radicalici".   Se potete cercate di usare integratori contenenti Vit.E sotto forma di R,R,R-alfa-Tocoferolo: si tratta della forma maggiormente assorbibile di questa vitamina.   LUTEINA e XANTINE  Si tratta di carotenoidi che nella macula sono piuttosto abbondanti. Hanno un'azione fotoprotettiva e antiossidante, agendo da trappole per i radicali liberi e per le sostanze ossidanti prodotte dalla luce blu. Se ricordate, quando ho descritto del meccanismo molecolare della Stargardt in QUESTO post, avevo spiegato che la luce blu è in grado di generare a livello dei fotorecettori una sostanza tossica, un epossido (molecola altamente reattiva) chiamata A2E. Bene, Luteina e Xantine, essendo abbondanti nei fotorecettori, intercettano proprio la A2E limitando i danni da luce Blu. La Luteina è presente nei vegetali a foglia verde, mentre le Xantine si ritrovano nel mais e nei vegetali come la Tagetes Erecta (Zeaxantina) o in microscopici gamberetti (Astaxantina). Quale preferire? Sono biologicamente equivalenti. Importante è assumerle.   Se siete curiosi leggete QUESTO mio vecchio post.
   
COENZIMA Q10 (CoQ10)  L'Ubichinone (nome chimico del CoQ10) è una molecola molto speciale, che partecipa alla famosa "catena respiratoria cellulare", ovvero tutta quella serie di reazioni che, consumando ossigeno e acidi grassi, fa produrre energia al nostro organismo. Sappiate che il 50% del peso dei nostri fotorecettori è costituito da Mitocondri, ovvero le minuscole centrali energetiche dove la respirazione cellulare, di cui abbiamo parlato sopra, ha luogo.  Questo significa che, da un punto di vista metabolico, per funzionare le retine richiedono un sacco di energia, che provvedono a produrre da sole tramite i mitocondri. Il CoQ10 è quindi fondamentale per far funzionare al meglio la macchina energetica dei nostri occhi.   
 
 
DHA ed EPA  Sugli Omega 3 ho detto già moltissimo. Se non li avete ancora letti troverete molte info in miei vecchi post: QUI, QUI e QUI. Sono fondamentali per le nostre Retine. Hanno diversi ruoli, in termini biologici. Innanzitutto mantengono la giusta fluidità delle membrane dei fotorecettori (il DHA è assolutamente abbondante nell'Epitelio Pigmentato Retinico), il che si traduce in un miglior funzionamento di tutti i processi metabolici e di comunicazione tra cellule retiniche e nervose. Hanno poi azione antinfiammatoria e vasoprotettiva, che significa mettere al riparo le nostre retine da danni collaterali ai processi degenerativi imputabili alla mutazione di ABCR. Insomma, il DHA in particolare, ma anche EPA, sono due importanti santi a cui votarsi nella lotta alla conservazione del nostro patrimonio retinico. Come già saprete avendo letto i miei post precedenti relativi a questi acidi grassi speciali, non tutti gli Omega 3 sono uguali. Quelli da preferire sono quelli ottenuti da Krill e microalghe verdi e azzurre. Essendo in forma di fosfolipidi, e non di trigliceridi, si sciolgono bene in acqua e pertanto vengono assorbiti molto meglio dal nostro intestino. Questo è il motivo per cui, a mio avviso e sull a base di queste evidenze, preparati a base di esteri etilici di acidi grassi polinsaturi sono da considerarsi alla stregua di spazzatura... ma questo è un altro ragionamento.   
   
ALFA-GPC  La L-alfa-glicericl-fosforilcolina è una molecola che facilita l'assorbimento è l'utilizzo di EPA e DHA. Purtroppo però vi anticipo che, salvo alcuni e rari integratori magistrali (vedi Nutragenika), non troverete questo ingrediente nelle preparazioni commerciali. Peccato, perché vuol dire che ancora le aziende non hanno capito veramente cosa significa "la supplementazione nutraceutica"...    CROCINA (Zafferano) Quanto ne abbiamo parlato dello Zafferano abruzzese. E' il nostro principale alleato. Si è dimostrato capace di rallentare il processo di degenerazione maculare sia in soggetti con AMD (anziani) che con Degenerazione Maculare Giovanile (noi). Però, e non lo capisco proprio, quando agli oculisti si chiedono notizie sul suo uso e sulle sue virtù, tutti glissano. Ed è successo anche recentemente a un congresso a noi dedicato. Visto che però non è una mia opinione o un mito il fatto che lo Zafferano abbia queste preziose capacità, vi posto qui sotto l'articolo che racconta tutto quello che vi ho detto nei miei precedenti post sull'argomento, ovvero QUI,  QUIQUI e QUI.  
 
Se, Zn e Cu Si tratta di oligoelementi, cioè presenti in modestissime quantità, che hanno ruoli chiave nel funzionamento di molti processi metabolici ed enzimatici. Il Selenio, in particolare, ha la capacità di funzionare da antiossidante specifico per gli Omega 3 (o più in generale per tutti gli acidi grassi polinsaturi, detti PUFA). Rame e Zinco sono minerali che prendono parte a numerosi processi metabolici. Lo Zinco in particolare partecipa a più di 200 diverse reazioni enzimatiche, ma entrambi hanno un ruolo chiave nei processi di riparazione tissutale e di protezione dallo stress radicalico, nonché sono capaci di modulare le risposte del sistema immunitario, il che non guasta mai visto che comunque la Stargardt è una malattia degenerativa.    
   
   
   
   
CURCUMINA La curcuma, questa spezia poco conosciuta dagli oftalmologi.  Vi lascio con il piacere della scoperta. L'articolo che segue, e che trovate in rete su pubmed, racconta le virtù di questa spezia. Gialla...come lo Zafferano... e come #Yellowtheworld!!!!  
 

sabato 7 maggio 2016

Capitolo archiviato

Capita, una mattina, che ti svegli e ti rendi conto che il tuo cervello ha finalmente accettato tutto.

Mi era capitato anche in un'altra occasione.
Nel 1999, dopo circa sei anni di onorata carriera, avevo finalmente deciso di rinunciare ai 60 cm di ricci e boccoli che ammantavano il mio scalpo. Un taglio netto, ma ero convinto. Il mio paleo cerebellum, la parte più ancestrale del cervello, entità indipendente che tanto spesso non da retta a cosa comanda la mia corteccia frontale, non ne ha peró voluto sapere per circa 6 anni. Era una mattina come le altre del 2005 quando, per la prima volta, mi resi conto di essermi sognato con i capelli corti, e non più in assetto da metallaro arrabbiato, quale il cervello mi voleva ricordare.

Bene, notizia fresca fresca: questa notte la mia gelatina più remota e autonoma ha finalmente deciso che il mio io è quello con la macchia centrale nel campo visivo. 

Ho sognato vedendoci come ci vedo quando sono sveglio. Ho sognato con la Stargardt. Credo sia un buon segnale. Evidenzia un livello di accettazione molto profondo.

Peró, a dirla tutta, poteva anche aspettare domani... Stanotte il reparto onirico del mio cervello  aveva programmato di rievocare un bel concerto dei Maiden a cui andai nel 1992. 
Non ho praticamente visto il palco, ma la musica era bella!

lunedì 22 febbraio 2016

VISTAFRAGILE: il nuovo sito è online!

Il Network VISTAFRAGILE è online con un sito tutto nuovo dedicato all'ipovisione (la VISTA FRAGILE, appunto) , accessibilissimo, con sezioni specializzate e incentrate sui bisogni dell'ipovedente e sule soluzioni possibili ai problemi correlati con l'ipovisione. 
Per visitarlo cliccate QUI.



Ma VISTAFRAGILE non è solo una rete di professionisti esperti dell'ipovisione, di contatti per conoscere quali sono gli ausili e le possibili soluzioni ai problemi che l'ipovisione pone ogni giorno nella vita: è molto di più!

E' un vero e proprio manuale di istruzioni per l'ipovedente: consigli, dritte, suggerimenti, soluzioni ai quotidiani e futuri problemi, sono tutti argomenti trattati nelle diverse parti del sito, facilmente individuabili e consultabili.

"La nostra mission è diffondere conoscenza e supportare le persone con problemi visivi, avvicinandole al mondo dei professionisti della vista, per adottare soluzioni concrete, utili a mantenere una vita attiva e autonoma."

Questa è davvero LA RISPOSTA che la comunità degli ipovedenti attendeva!!!

Sul sito troverete:

una sezione dedicata agli ausili per l'ipovisione, suddivisa in base alle necessità specifiche
 
clicca QUI



una interessantissima e chiarissima parte che fornisce tutte le nozioni e le conoscenze necessarie per comprendere l'ipovisione

clicca QUI

un form di contatto con cui contattare il Network VISTAFRAGILE, tramite cui chiedere informazioni, indicazioni, notizie e consigli, per se stessi o per i propri cari. 
 
clicca QUI


Attraverso questo modulo di contatto sarà possibile essere indirizzati al Centro VISTAFRAGILE più vicino, in modo da poter trovare una persona con cui confrontarsi, a cui chiedere e dalla quale avere risposte sull'ipovisione e sulle soluzioni attuabili per affrontare con fiducia e con gli strumenti più opportuni e innovativi l'ipovisione.

Insomma, cari compagni di ventura...non siamo davvero più soli!!!




martedì 16 febbraio 2016

Thoughts of a son affected with Stargardt Disease

Thoughts of a son affected with Stargardt Disease


Mum, Dad, 

I prepared a beautiful post, a long post full of examples and thoughts, thoughts of a son effected with Stargardt disease…. But realised too many words were useless.

I have a rare disease. Full stop. This does not depend on anyone, it’s just the way it is. Nothing will change the cards I was dealt with in this game called life.

I have lots to be thankful for. I have two hands, a sound mind and a great heart, I am a strong individual, and I owe this to you both, to your hard work.

All that matters now is that I am strong enough to face all the challenges in life, Stargardt disease is just one of them.

Like all challenges this must be addressed openly, without letting it tarnish the beauty of everyday life.

I am simply happy to be alive… and I owe my life to the ones who gave it to me YOU.

The only thing I can decide is how to live my life and I choose to live it smiling, every time I have the strength to do so.

D.



giovedì 24 dicembre 2015

Pensieri... di un figlio affetto dalla Stargardt

Mamma, Babbo, avevo preparato un bel post, lungo e nutrito, fitto di esempi e pensieri... pensieri di un figlio affetto dalla Stargardt.

Ma mi sono reso conto che troppe parole non servono.

Ho una malattia rara. Punto. Questo fatto non dipende dalla volontà di nessuno. È così, e va bene così dal momento che non si cambiano le carte in tavola... in questo gioco chiamato vita.

Ma ho tanto nelle mie mani, nel mio cuore e nella mia testa. Sono un individuo, sono robusto e questo lo devo al vostro lavoro. Tutto quello che ora conta è che io ho il cuore sufficientemente forte per affrontare tutte le sfide della vita, e la Stargardt è solo una delle tante, né più né meno.

Come tutte le sfide va affrontata a viso aperto, senza darle modo di offuscare la bellezza di ogni giorno.

Io sono contento, perchè sono semplicemente vivo.

E questa la vita la devo a chi me l'ha regalata.

Voi.

Posso solo decidere come vivere la mia vita, e la voglio vivere così, col sorriso, ogni volta che ne ho la forza.

D.

lunedì 21 dicembre 2015

Come ci si vede? Ecco qui....

Sulla pagina della Bright Focus Fondation ho trovato questo interessante esempio di visione alterata da degenerazione maculare, sia secca che umida. La Stargardt è sovrapponibile alla Degenerazione Maculare Senile Secca in termini di alterazione del visus...
Mi rendo conto che delle semplici foto non possano a chiarire in modo esaustivo la nostra percezione del campo visivo, ma rendono già bene l'idea di come ci vede un ipovedente.


VISIONE NORMALE


DEGENERAZIONE 
MACULARE SECCA 
STARGARDT

STADIO INIZIALE

STADIO INTERMEDIO

STADIO AVANZATO

DEGENERAZIONE MACULARE UMIDA

STADIO INIZIALE
(la presenza di edema e angiogenesi si evidenzia dalla distorsione delle immagini percepite)

STADIO AVANZATO
(qui la distorsione è morlto marcata e si associa allo scotoma più ampio)




Come ci vedo? Io sono a mezza via tra lo stadio iniziale e quello intermedio. Voi?

Un ringraziamento, infine, alla Bright Focus Foundation per aver creato queste immagini.











giovedì 10 dicembre 2015

LA VISIONE

Quello che segue è un post scritto da un caro amico, il Dr Moreno B., neuropsicologo che già ha scritto su questo blog. Ricorderete QUESTO post che scrisse sulla visione fantasma alcuni anni fa.
Bene, sì è offerto di scrivere per noi un interessante post che spieghi in maniera chiara e completa come funziona il complesso meccanismo della visione.

Buona lettura a tutti!


La Visione 

 



Le vie Visive


Il campo visivo è quella porzione di spazio che percepiamo quando portiamo su di essa il nostro sguardo. E' possibile distinguere un campo visivo centrale, inquadrato dalla fovea (la porzione centrale della retina e quella più ricca di cellule sensibili agli stimoli visivi), ed un campo visivo periferico, che viene percepito dalle porzioni della retina che circondano la fovea.



Prima di proseguire, vorrei far prendere confidenza al lettore circa l'uso di due termini ricorrenti quando si parla di anatomia del sistema nervoso, due concetti che se acquisiti da subito ci permetteranno di proseguire poi più spediti: omolateralità e controlateralità.

  • Per omolaterale si intende una parte del corpo che è sullo stesso lato di un'altra rispetto alla linea mediana: braccio sinistro e gamba sinistra sono omolaterali.
  • Per controlaterale si intende, al contrario, una parte del corpo che è sul lato opposto della linea mediana rispetto ad un'altra: braccio sinistro e gamba destra sono controlaterali.

Questi termini apparentemente complicati in realtà fanno rifermento a semplici rapporti spaziali tra le diverse strutture anatomiche del corpo umano, anche se in genere vengono utlizzati quando due strutture poste sullo stesso lato o sul lato opposto sono "collegate" in modo funzionale.


Ma torniamo al nostro discorso principale.

L'intero campo visivo (comprensivo sia della sua parte centrale che periferica) può essere suddiviso in un emicampo destro e in un emicampo sinistro, due emicampi che vengono processati in maniera peculiare dai nostri occhi.

Perché dico peculiare? Perché il senso comune potrebbe portarci a pensare che questa suddivisione del campo visivo in destro e sinistro sia facilmente riconducibile al loro occhio omologo: l'emicampo destro processato dall'occhio destro e l'emicampo sinistro dall'occhio sinistro; oppure al loro occhio controlaterale (emicampo destro - occhio sinistro; emicampo sinistro - occhio destro). In realtà, invece, la questione è un po' più complicata di così.


Invero non è niente di incomprensibile, basta capire bene la base del ragionamento e qui mi prendo la mia parte di responsabilità nel cercare di spiegarlo nella maniera più lineare possibile.






Guardando la figura (chiedo scusa per la scarsa qualità dell'immagine, ma per non avere problemi di copyright l'ho disegnata io a mano), il campo visivo, suddiviso in emicampo destro ed emicampo sinistro, viene processato dalla retina dei due occhi sia in maniera omolaterale che controlaterale. Questo perché la retina di ciascun occhio non processa interamente una metà del campo visivo, ma più precisamente la metà temporale dell'emicampo omolaterale e la metà nasale dell'emicampo controlaterale. L'ho messa giù difficile, lo so, ma ora provo a spiegare.

Prendendo come esempio l'emicampo sinistro, la parte più esterna di esso che viene chiamata temporale (perché tesa verso il lobo temporale -quindi verso l'esterno, diciamo così-) viene processata dall'emiretina nasale dell'occhio sinistro e la parte più interna, nasale, dall'emiretina temporale dell'occhio destro.


Di conseguenza, per quanto riguarda l'emicampo destro, vale l'opposto: la sua parte temporale viene processata dall'emiretina nasale dell'occhio destro e la sua parte nasale dall'emiretina temporale dell'occhio sinistro.

Tuttavia questa rappresentazione, sia omolaterale che controlaterale presente sulla retina di ciascun occhio, deve risolversi prima di arrivare alla corteccia visiva nel lobo occipitale (stazione d'arrivo degli impulsi visivi che partono dalla retina), perché sappiamo che in corteccia il campo visivo è si rappresentato in maniera controlaterale, ma ogni emicampo è completo: guardando sempre la figura sopra (in basso, dove è riportata schematicamente la zona della corteccia visiva), si può notare che la "metà" destra della corteccia striata recepisce la rappresentazione dell'intero emicampo sinistro, mentre la metà sinistra recepisce quella dell'intero emicampo destro; non vi è più quindi la separazione di ogni emicampo in parte nasale e temporale.

Vediamo pertanto come procedono le vie visive e dove ha luogo questa risoluzione.

Dalla retina di ciascun occhio ha orgine il nervo ottico. Esso è il primo tratto delle vie visive e porta lo stimolo percepito dalla retina alla prima stazione che si incontra procedendo in direzione della corteccia visiva primaria: il chiasma ottico. Nel nervo ottico sono presenti fibre nervose che provengono sia dall'emiretina temporale che dall'emiretina nasale e procedono nel loro percorso fino al chiasma ottico rimanendo in qualche modo separate e distinte le une dalle altre.


Il chiasma è assimilabile ad uno scambio ferroviario. Mentre alcuni treni proseguono sullo stesso binario, altri incrociano la linea mediana e attraversano dall'altra parte. Le fibre che provengono dal nervo ottico si comportano proprio in questo modo: alcune, quelle che provengono dalle emiretine temporali, proseguono mantenendo lo stesso binario; quelle che invece provengono dalle emiretine nasali incrociano la linea mediana a passano dall'altra parte. Il fascio di fibre che parte dal chiasma ottico e arriva al corpo genicolato laterale prende il nome di Tratto Ottico ed esso porta finalmente la rappresentazione completa dell'emicampo visivo controlaterale. Prendendo come esempio sempre l'emicampo sinistro, passato lo snodo "ferroviario" del chiasma si uniranno quindi le fibre che portano gli stimoli provenienti sia dalla sua parte temporale che dalla sua parte nasale, ricomponendo quindi l'emicampo sinistro per intero.


Ristabilita la continuità dei due emicampi in due fasci di fibre segregati e coerenti, la rappresentazione di ogni emicampo giunge al Corpo Genicolato Laterale del Talamo e da qui, poi, alla corteccia visiva primaria, ovvero quella parte di sostanza grigia nel lobo Occipitale detta anche corteccia striata. Qui le informazioni visive vengono elaborate e vengono rese disponibili alla nostra consapevolezza.



Ma questa è una delle due vie visive. 
Diciamo pure quella primaria, quella che ci permette di indentificare ciò che compare nel nostro campo visivo. Di riconoscere di cosa si stratta, che forma abbia e di che colore sia. E' quindi la via che ci permette di identificare "cosa stiamo vedendo": la via "retino-genicolo-striata" (essa parte dalla retina, passa per il corpo genicolato laterale del talamo e giunge alla corteccia striata).

Tuttavia due righe a mio giudizio vanno spese per completezza nel descrivere l'altra via, la retino-collicolo-extrastriata

Parallelamente alle fibre che giungono ai corpi genicolati, dopo il chiasma ottico alcune di queste fibre deviano dalla direzione comune per raggiungere due strutture (una per lato) presenti nel mesencefalo: i collicoli. Questi sono due nuclei a forma di cono che, in soldoni, si occupano di determinare la posizione spaziale di uno stimolo e di aggiustare i movimenti dell'occhio per portare il nostro focus visivo su di esso, sia che questo stimolo sia immobile sia che sia in movimento. Dai collicoli, le fibre che da essi ripartono non giungono più alla corteccia striata (visiva primaria) ma alla corteccia extrastriata, una zona della sostanza grigia del lobo occipitale che completa il processamento spaziale degli stimoli visivi. Tirando le somme, se la via visiva primaria ci permette di identificare cosa stiamo vedendo, la via "retino-collicolo-extrastriata" ci permette di determinare "dove lo stiamo vedendo".



Deficit del Campo Visivo
 


Descritte le vie anatomiche che ci permettono di processare uno stimolo che proviene dal campo visivo, passiamo a discutere del campo visivo stesso e delle disfunzioni nel suo adeguato rilevamento a seguito di un'interruzione che può avvenire a vari livelli della via visiva primaria. 



Il Campo Visivo oltre ad essere suddiviso in emicampo destro e sinistro, viene ulteriormente suddiviso in emicampo superiore ed inferiore. Questa ulteriore distinzione ovviamente ha un suo perché funzionale ed un corrispettivo anatomico, ma tralasciamo di addentrarci ulteriormente.

Ora, dividendo il campo visivo in destro e sinistro, superiore ed inferiore, possiamo rappresentarlo come un'area percettiva suddivisa in quattro quadranti.






A seconda che una lesione o una patologia degeneri un tratto diverso delle vie visive assisteremo a deficit distinti nella percezione di uno o più parti del campo visivo.



- Scotoma

Lo scotoma è assimilabile ad una "macchia" nel campo visivo, una zona circoscritta in cui se si presenta uno stimolo esso non potrà essere percepito.




Lo scotoma può essere singolo o multiplo (come nell'esempio in figura) e può derivare da patologie che colpiscono la retina e quindi creano una zona d'ombra percettiva sulla sua superficie (degenerazioni, maculopatie, ecc...) o da patologie che colpiscono la corteccia visiva nel lobo occipitale (eventi vascolari come ictus localizzati).


- Emianopsia Eteronima

Il termine emianopsia indica un deficit che colpisce metà (emi-) del campo visivo. Ma dato che come abbiamo visto sopra, il nervo ottico non porta le informazioni relative ad in intera metà del campo visivo, una sua interruzione porterà ad un deficiti visivo riguardante la parte temporale di un emicampo e la parte nasale dell'altro. Per esempio, una lesione del nervo ottico sinistro poterà ad un deficit visivo come rappresentato nella figura sottostante.






- Emianopsia Omonima

In questo caso, al contrario dell'esempio sopra riportato, ci si riferisce alla perdita di un intero emicampo.

Questo tipo di emianopsia si verifica quando viene interrotta la via visiva dopo il ricongiungimento delle fibre in seguito allo snodo del Chiasma Ottico. In genere questo quadro di deficit si verifica a causa di eventi vascolari profondi del Lobo Temporale sotto al quale passa il tratto ottico, il fascio di fibre che copre il tratto tra il chiasma e la corteccia visiva primaria.





- Quadrantopsia

Quadrantopsia, significa perdita della capacità visiva limitatamente ad un quadrante del campo visivo. Anch'essa si verifica nella maggior parte dei casi a seguito di una lesione del tratto ottico, ma solo di una parte di questo. In pratica, anziché essere interrotte tutte le fibre che lo compongono, la lesione disattiva solo la porzione di esse che portano le informazioni percepite in un quadrante del campo visivo. In genere una lesione che da luogo a questo caso clinico è più comune che si sia verifichi quando il tratto ottico è ormai in prossimità della corteccia visiva, questo perché nel tratto finale le fibre di allargano e occupano una superficie maggiore per innervare le aree della corteccia su cui è rappresentato il campo visivo ed avendo a disposizione un'area più allargata è più che probabile che una lesione determini un deficit così selettivo.









Una, chiamiamola così, curiosità, riguarda il fatto che nella maggior parte dei casi, quando questi deficit si verificano, il soggetto non è consapevole del suo problema. Questo non è dovuto ad un danno collaterale della lesione o della patologia che l'ha colpito, ma è una funzione intrinseca ed adattiva del nostro cervello. Per essere individui in grado di interagire al meglio con il mondo che ci circonda è essenziale che lo percepiamo come uno spazio continuo, coerente, senza interruzioni. 
Immaginate... se dovessimo processare ogni volta, consapevolmente, una o più discontinuità su di esso, le nostre azioni richiederebbero tempo per essere ponderate e le nostre reazioni diverrebbero lente e macchinose. 
Ovvio che questa cosa va letta all'interno di una visione dell'uomo come animale inserito in ambiente in cui vi sono predatori ed insidie (perché la nostra fisiologia è per grande parte ancora costruita su quei settaggi ancestrali, dato che evolutivamente è davvero poco tempo che siamo "civilizzati"). Al giorno d'oggi in cui un essere umano compie azioni che per i nostri antenati non erano neanche immaginazione, come guidare un mezzo a due o quattro ruote, è probabile che tale consapevolezza di deficit potrebbe invece tornare utile, ma questa è speculazione ed ha poco senso proseguire su questa linea di ragionamento. 
Fatto sta, che il nostro cervello per darci questo senso di continuità è come se cucisse i due lembi dello "strappo" nel campo visivo, anche quando lo strappo è davvero considerevole come nel caso dell'emianopsia omonima (perdita di un intero emicampo). Ma tale opera di ricucitura non elimina ovviamente il deficit, può solo compensarlo al meglio delle possibilità. Per esempio nel caso di uno scotoma, il soggetto colpito potrebbe mettere in atto, inconsapevolmente, molti più movimenti di aggiustamento oculare per puntare sulla zona d'ombra le parti sane e ricettive della retina e ricostruire così percettivamente lo stimolo. Naturalmente per quanto automatiche ed adattive, queste compensazioni porteranno a tempi di reazione comunque più lunghi rispetto alla norma.



Conclusioni


Vi sono altri deficit ovviamente che riguardano le vie visive e la visione in generale (acromatopsia, allopia, atassia ottica, ecc...), ma mi fermerei qui. Un po' perché sono quelli sui cui ho più competenza, un po' perché poi il discorso diverrebbe troppo lungo e complicato. Il mio intento era quello di fornire ai lettori del blog un quadro funzionale generale delle vie visive, portando quella che è la mia parte di sapere. Spero di essere stato il meno complicato possibile e di aver dato un contributo utile alla comprensione di quale sia il substrato anatomico su cui si ragiona quando si parla di Stargardt.


P.S. Per qualsiasi osservazione o chiarimento scrivete pure un commento al post, cercherò di rispondere a tutti.

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